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Inside the chinese closet

Raccontare questa storia è costato alla giovane regista sei anni di lavoro. Ore ed ore di girato in cui la cineasta ha vissuto insieme ai protagonisti, lasciando parlare le loro vite, senza ingerenze, né protagonismo. Attraverso sequenze selezionate minuziosamente, Sophia Luvarà riporta nel docufilm “Inside the Chinese Closet” immagini di una società, quella cinese, (apparentemente) lontana dall’occidente moderno ed emancipato.

E’ un racconto fatto con discrezione, senza “parteggiare” nella ricerca di una giusta interpretazione degli avvenimenti. Una narrazione in punta di piedi che ricorda la cifra stilistica di “The Great Mafia Orange Squeeze”, bellissimo documentario del 2011 in cui la Luvarà narra dell’ingerenza della 'ndrangheta nella raccolta delle arance nella Piana di Gioia Tauro e della conseguente ribellione del 2010 da parte dei lavoratori nordafricani.

Le storie di “Inside the Chinese Closet”, film ancora in attesa di distribuzione in Italia, sono servite all’autrice come spunto per raccontare l’odierna realtà cinese, un paese ateo, quindi vittima di pregiudizi culturali e non religiosi, dove però persistono ignoranza e repressione (non sempre velata) verso l’omosessualità. Solo grazie alle battaglie culturali della comunità LGBTQ cinese, l’omosessualità non è più inclusa tra i disturbi mentali dal 2001, anche se – come sottolinea all’interno del documentario la regista- esistono ancora psichiatri pronti a convertire questo genere di sessualità “fuori norma”, che, in alcuni ospedali cinesi, si cura ancora con l'elettroshock.

Nella storia del giovane omosessuale Andy e della lesbica Cherry è racchiuso l’enorme gap generazionale della Cina attuale, in cui i figli si sono aperti all’esterno, alla modernità, mentre i genitori sono rimasti ancorati alle vecchie tradizioni. Così, le vicende particolari dei due protagonisti, servono ancora una volta come spunto per investigare su valori universali come il rapporto tra genitori e figli e la necessità di quest'ultimi di rendere i propri genitori felici e orgogliosi.

Per “proteggere le proprie famiglie dalla verità” Andy e Cherry trascorrono molte ore al telefono cercando il partner ideale per i loro finti matrimoni etero. Unioni di facciata che servono a soddisfare la volontà dei genitori tradizionalisti e li spingono, al fine di garantire alla famiglia un erede, a scelte estreme, come il ricorso a figli in provetta ed al mercato nero dei bambini.

Il rispetto verso le tradizioni e l’importanza del nucleo familiare emergono anche nei momenti di convivialità. Sono tantissime le scene dove i protagonisti condividono il pasto con le famiglie, poiché in Cina (come nel Sud Italia) mangiare insieme non ha solo lo scopo di cibarsi, ma è un vero e proprio rito, che sancisce il rapporto profondo tra i partecipanti. Un legame di sangue, ma anche un legame morale.

Quest’affresco globale dell’attuale Cina, tra campagne brulle ed immense metropoli, non lascia alcuna risposta. Allo spettatore non è dato sapere cosa ne sarà dei due protagonisti, se porteranno a termine i propri progetti. Le loro storie, uniche, ed allo stesso tempo universali, sono – come già detto- un pretesto, un grimaldello per aprire uno squarcio dentro “l’armadio dei segreti” di queste famiglie cinesi.

Lavinia Romeo

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