Restare umani

Sabato, 23 Febbraio 2019 17:02

IL PRIMO RE

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Il primo re 4Sulla dicotomia tra mito e leggenda e tra anima devota e anima ribelle, si valorizza il lavoro di Matteo Rovere per un racconto pieno di un fascino subliminale che si struttura grazie ad una ambientazione che ci introduce ad un fantastico mondo arcaico che come sempre ha il sapore di una terrena fantascienza. Il lavoro di scrittura è portato a termine dalla fotografia che illumina il film, affidata alle mani sapienti di Daniele Ciprì che guarda, con grande forza evocativa, alla profondità dei luoghi, ai chiaroscuri di una foresta minacciosa e primitiva.

Il mito di Romolo e Remo e di Roma prima di Roma, costituiscono il punto di partenza di Il primo Re, ma Rovere abbandona da subito il metro del mito e quello di una mitologia libresca per un racconto che diviso tra l’epico e lo spirituale possa aderire ad un progetto così decisivo come quello della fondazione di una città.

Romolo e Remo sono gli spiriti e i corpi sui quali si fonda il futuro di una grande parte dell’umanità. Sulla divisiva dicotomia che vede le origini della città avvolta dall’aura del mito e dalla leggiadria di una leggenda, si apre il futuro dell’Occidente, anch’esso fondato sulla naturale opposizione tra due caratteri. Il corpo muscolare di Remo e quello più fragile e ferito di Romolo, sembrano suggerire la sintesi della diversità e della opposizione sulla quale si sarebbe fondata quella civiltà. La storia ci dirà chi sarà ad affermarsi se lo spirito guerriero, ambizioso e irriguardoso, estremamente laico, ma originariamente superomistico, oppure il pensiero e la ragione, filtrata da una intima religiosità che fanno da contraltare alla superba e irrazionale misura di una ipotetica invincibilità. Roma sembra fondata sul sangue, ma anche su un sacrificio necessario per l’affermazione di un umano sentire e sarà il cuore docilmente impavido di Romolo a prendere il sopravvento per segnare i confini di un nuovo mondo.

I due fratelli, scampati alla furia del Tevere, hanno tracciato il perimetro di una città, ma anche i confini di una nuova umanità. Le immagini di Rovere, hanno un sapore grezzo, misuratamente arcaico per ricreare le tracce di quel tempo così oscuro e sanno scavare in un immaginario che in fondo ci appartiene, ma che non abbiamo sufficientemente esplorato, per ritrovare una iconografia possibile di quel passato che, ci accorgiamo, essere drammaticamente vivente in quella parte occultata della nostra memoria. 

Letto 38 volte Ultima modifica il Venerdì, 08 Marzo 2019 11:12

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