Il blog dello Zavattini

Il blog dello Zavattini (4)

Venerdì, 04 Gennaio 2019 09:48

ECHI

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“Mutilavano braccia e gambe delle vittime, che erano consenzienti nonostante a volte finissero in sedia a rotelle, sostenendo che quelle lesioni erano la conseguenza di incidenti stradali, in modo da poter poi truffare le assicurazioni. Tra le vittime soprattutto malati e tossicodipendenti - Le vittime delle due organizzazioni erano per lo più soggetti ai margini della società: tossicodipendenti, persone con problemi mentali o dipendenti dall'alcol, soggetti in grave difficoltà economica, che attratti dalla promessa, mai mantenuta, di ricevere del denaro, davano il loro consenso a subire ogni tipo di violenza. Dalle indagini è emerso che in alcune situazioni i membri delle associazioni criminali somministravano in maniera rudimentale dosi di anestetico alle vittime, per tentare di ridurre e attenuare il dolore delle mutilazioni subite.”

Questa potrebbe essere la sinossi del film “Pietà” di K.K.Dook, Orso d’oro del 2013, ma è invece parte di una notizia di cronaca nostrana apparsa on-line l’8 agosto 2018 su TGCOM 24: storia nera e truce dei nostri giorni e non finzione come quella filmata dal regista coreano cinque anni prima, dalla quale sembra averne mutuato il misfatto, a conferma di quanto sia contemporaneo l’aforisma di O. Wilde secondo cui “la natura imita ciò che l’opera d’arte propone”.

La notizia sopra riportata, pur sconcertando, fa parte quindi della infinita narrazione nella quale ci siamo infilati sino al punto di non riconoscere il confine tra vero e falso, o per dirla con J. Baudrillard, i fatti   dai suoi simulacri. Ciò che realmente accade sembra oramai aver ceduto il posto ad immagini più vere del vero (il simulacro), più seducenti e spettacolari della realtà stessa che le ha generate. E’  avvenuto veramente l’attacco aereo su Baghdad nella prima guerra del Golfo del 1991, si chiedeva a suo tempo il pensatore francese, o le immagini della contraerea irachena era una spettacolarizzazione televisiva costruita ad arte a dimostrazione di come un evento storico possa essere manipolato?

Per estensione della percezione vero/falso appena citata, ma rimanendo in ambito cinematografico, possiamo persino chiederci se la vicenda del “Canaro della Magliana”, anno 1988, resta ancora credibile perché testimoniata a suo tempo dallo stesso “torturatore” De Negri agli inquirenti o ci appare oggi più plausibile la rivisitazione nel “Dogman”(2018) di Matteo Garrone che (liberamente) ne riscrive il profilo del personaggio e il deserto umano dove matura l’omicidio? Se l’effetto manipolazione appartiene alla natura del Cinema, quanto può quest’ultimo modificare la percezione che abbiamo su verità assodate, se poi ne condividiamo il ribaltamento dal vero al falso o viceversa dove il mostro allora  ci appare  diverso persino  simile a noi per indole e gentilezza?

Chiariamo subito che neppure in Dogman il suo protagonista è assolto né può rimanere impunito proprio perché il sangue versato (con o senza tortura) non può che estinguersi con la pena, eppure dalla visione del film avvertiamo una verità altra, sospesa, diversa da quella giornalistico-giudiziaria che già conoscevamo, una verità che appartiene al non-detto al non- pronunciabile né riconducibile alla sola narrazione del “canaro” e al suo tormentato racconto. Una verità che urlata nel buio si trasforma in eco, nel vuoto reale creato da una comunità indifferente al suo disperato richiamo.

Sono le immagini grigie del film, più eloquenti del testo, a renderci paradossalmente più chiara e vera la storia, quelle immagini capaci di intorbidire uomini e cose sin giù nel profondo del fondale marino prospiciente alla terraferma, trasformata in un unico pantano. Vivere lì, come vuole Marcello, parrucchiere per cani, cercando di “pettinare” altre vite contro-pelo è certamente impresa più ardua del rendere mansueti i molossi affidatigli, né può bastare il dono della grazia per le creature indifese, a esentarlo dall’offesa gratuita e dalla violenza bestiale che lo renderà vittima e carnefice.

Quella palude, in cui riconosciamo gran parte dell’attuale Storia italiana, obbliga non solo Marcello ma una intera comunità a rimanere in apnea e nel silenzio complice, squarciato solo dal ringhiare di uomini e cani.  Quell’assordante silenzio intervallato dalle urla di Marcello al quale tornano solo echi lontani ed indistinti di una comunità altrettanto colpevole ma schiva non solo al riconoscimento del sacrificio “collettivo” ma neppure al più semplice sentimento di umana condivisione. Resta, allora,  soltanto la muta solitudine scolpita sul volto dell’attore in quei lunghi minuti finali del film che restituiscono a Garrone  e a tutto il cinema italiano una forza tale da poter essere riconosciuta dalla critica internazionale, quella sì capace, di rispondere favorevolmente  agli echi dell’incredibile protagonista.

E di echi e di immagini, si nutre questo cinema. Voci basse che non hanno risposte e ci rimandano a diritti schiacciati o verità nascoste che solo la forza dello schermo a volte svela o anticipa, altre volte ricostruisce secondo quel “miracolo” che per Godard è il montaggio.

Diversi echi, diverse voci ascoltiamo ne “La casa sul mare” di Robert Guédiguian.

Non siamo più nel pantano di Dogman, tutt’altro, in uno scenario invidiabile, dove un gruppo familiare borghese e progressista è riunito nella vecchia casa del padre per assisterlo nella grave malattia che lo ha colpito. La malattia, però, con la quale devono fare i conti, non è solo quella dell’anziano padre, ma è un malessere più subdolo che viene da lontano e ha scavato nel profondo tutti i componenti  e persino  altri vecchi abitanti del borgo. Sono nodi dolorosi , frutto di perdite insanabili che il presente non riesce più a colmare, a tormentarne le esistenze.  Dimenticare le cose belle dando forse un taglio netto e avere il coraggio di abbandonare definitivamente quei luoghi dove la vita è diventata impietosa, sembra l’unica risposta al destino di una comunità un tempo felice, e che ora non osa esercitare neppure la memoria di quei tempi andati.

E così mentre aleggia l’ennesima sconfitta dei singoli protagonisti e la voglia di abbandono, l’evento che riesce a mutare quell’area mortifera, si concretizza nell’improvviso arrivo di piccoli naufraghi clandestini che, invece, in quel pezzo di terra hanno trovato riparo per se stessi e il luogo dove seppellire il piccolo fratellino annegato.

Se la Casa sul Mare ideata dall’anziano padre sembrava allora aver concluso il suo percorso di costruzione di vite libere (come quelle del borgo), l’arrivo dei piccoli naufraghi restituisce a quella stessa idea una storia e una nuova vita, altrettanto meritevole di essere percorsa. Una vita nuda e coraggiosa, per questo degna, dalla quale potere ripartire, una vita- contro che ha nomi di bambini stranieri e profughi, sulle cui giovani vite però si intuisce l’ultima scommessa per restare tutti vivi. 

Quelle voci all’unisono verso l’alto, a richiamo di chi non c’è più, di chi ci ha lasciato suo malgrado, è pari ad una preghiera urlata in un finale corale sempre più forte, che vuole svegliare coscienze sopite e restituire un nuovo senso a quei luoghi, a chi è rimasto, a quanti sono arrivati. Metafora di questa vecchia Europa davanti al bivio tra declino o rinascita? Forse no. Forse si.

Martedì, 19 Giugno 2018 14:23

L'onda nera del razzismo

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L’onda nera del razzismo e della xenofobia che sta dilagando in Europa, dall’Ungheria all’Austria, dalla Polonia alla Slovenia travolge oggi anche il nostro Paese. Il volto più noto di questo razzismo nostrano è certamenteMatteo Salvini, segretario della Lega e oggi Ministro degli Interni nel nuovo governo giallo-verde (non dimentichiamoci che Salvini è consigliato da Bannon, ex-consigliere di Trump e portabandiere dell’ultra destra sovranista mondiale!). E in queste prime settimane di governo giallo-verde, Salvini ha subito rivelato la sua strategia politica con degli slogan che fanno paura. «È finita la pacchia dei migranti», «i clandestini devono fare le valigie, se ne devono andare», «nessun vice-scafista deve attraccare nei porti italiani», «siamo sotto attacco e chiediamo alla Nato di difendersi dai migranti e terroristi», «l’Italia non può essere il campo profughi d’Europa». Pesante l’attacco contro la Tunisia come Paese «esportatore di galeotti». La politica leghista vuole creare «più centri di espulsione» per sbarazzarsi di 500mila irregolari rimandandoli ai loro Paesi. Pesanti le parole del Ministro degli Interni contro il sindaco Mimmo Lucano che ha fatto rifiorire il paese di Riace (Calabria) accogliendo migranti: «È lo zero!».
Altrettanto dura la politica del Ministro degli Interni contro i rom: vuole smantellare i loro campi con le ruspe e attuare quanto concordato nel Contratto di governo: «L’obbligo della frequenza scolastica, pena la perdita della responsabilità e potestà genitoriale». Siamo alle Leggi speciali per i rom?
Inoltre egli promette il pugno duro per la sicurezza e il decoro urbano, a spese dei senza fissa dimora, dei poveri, degli ultimi.
Il Segretario della Lega è passato subito dalle parole ai fatti con il rifiuto alla nave Aquarius, che portava oltre 600 migranti, di attraccare ai porti italiani. Un atto vergognoso giocato sulla pelle dei poveri, ma anche illegale perché viola la nostra Costituzione e i trattati internazionali firmati dall’Italia “sulla ricerca e salvataggio marittimo”.
È ormai Salvini che impazza a tutto campo, mentre i 5 Stelle sono già prigionieri del campo di forza della Lega che ha sempre più consensi alla base e riceve gli elogi di Bannon e diMarine Le Pen e del gruppo di Visegrad. Dobbiamo riconoscerlo: siamo davanti a un “razzismo di Stato” preparato in questo ventennio da leggi come la Turco-Napolitano, la Bossi-Fini, i decreti Maroni, la realpolitik diMinniti e da un crescente razzismo degli italiani.
È un fenomeno questo che ci interpella tutti: società civile, cittadinanza attiva, movimenti popolari, Chiese, comunità cristiane. Come missionario mi appello per primo alla Chiesa italiana perché faccia un serio esame di coscienza cercando di capire quanto i cristiani abbiano contribuito a questo disastro. È mai possibile che le nostre comunità abbiano dimenticato quelle parole così chiare di Gesù: «Ero affamato... ero assetato… ero forestiero… e non mi avete accolto»? Non è forse questo il momento più opportuno per aprire le nostre comunità ad accogliere coloro che sono minacciati di espulsione? A che cosa servono i conventi o le case religiose se non ad accogliere coloro che la società opulenta non vuole? Dovrebbe farci pensare che negli Usa tante chiese e comunità cristiane si siano dichiarate sanctuary, luoghi di rifugio per coloro che Trump (altro razzista!) ha deciso di deportare ai loro Paesi dove rischiano la vita! Non è forse il momento in cui lanciare ilSanctuary movement anche in Italia per salvare tanti migranti da morte sicura? È mai possibile che negli Usa lo stato della California si sia dichiarato “santuario” per gli irregolari che Trump vuole espellere e in Italia nessuna comunità cristiana ancora abbia fatto un tale passo?
Mi appello alla cittadinanza attiva di questo Paese, perché in fretta crei gli anticorpi per reagire al fascio-leghismo nostrano. È fondamentale imbroccare seriamente la strada della disobbedienza civile per tutte quelle leggi che disumanizzano i nostri fratelli e disumanizzano anche noi. «Una legge che degrada la personalità umana è ingiusta», scriveva dal carcere di Birmingham,Martin Luther King. «I primi cristiani si rallegravano per essere considerati degni di soffrire per quello in cui credevano», scriveva ancora King. Allora la Chiesa non era un semplice termometro che misurava le idee e i principi dell’opinione pubblica: era un termostato che trasformava il costume della società.
Quando i primi cristiani entravano in una città, le autorità si allarmavano e subito cercavano di imprigionare i cristiani perché “disturbavano l’ordine pubblico” ed erano “agitatori venuti da fuori”. Ma i cristiani non cedettero, chiamati ad obbedire a Dio e non agli uomini. È questo lo spirito che deve ritornare ad animare le comunità cristiane per poter sconfiggere, insieme a tanti uomini di buona volontà, l’onda nera del razzismo e xenofobia che ci sta travolgendo. Dobbiamo farlo insieme, credenti e laici, memori di quanto afferma il danese Kaj Munk, pastore luterano anti-nazista, ucciso come un cane nel 1944: «Quello che a noi manca è una Santa collera!»
Alex Zanottelli
Napoli,15 giugno 2018
Martedì, 19 Giugno 2018 14:21

A proposito del Teatro Siracusa

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In una città impoverita negli anni di spazi per la cultura, l'annunciata perdita dello storico Politeama Siracusa sottrae ulteriormente possibilità di espressione alle associazioni culturali, lavoro per chi opera nel settore e occasioni di crescita culturale per la comunità.
 
Il Circolo del Cinema "Cesare Zavattini" nei suoi 25 anni di attività ha messo al centro della propria politica culturale l'annosa questione dei luoghi per la cultura, alienati o tuttora non fruibili (Arena Lido, Centro Polifunzionale delle Associazioni, Teatro di Gallico, Cipresseto, etc.) e la proposizione di nuovi spazi.
Nella consapevolezza che la crescita culturale delle collettività costituisca uno dei principali antidoti, a lento rilascio, contro ogni forma di illegalità e nel contempo una straordinaria occasione di nuove economie, auspichiamo un impegno concreto da parte di tutte le istituzioni.
 
La Città Metropolitana voglia aprirsi a nuove visioni di politica culturale, la Regione Calabria voglia riconsiderare la possibilità di un proprio impegno a favore della città, e anche istituzioni private come la Camera di Commercio vogliano sostenere questo progetto con il necessario "entusiasmo civile".
 
Un appello va rivolto anche alla proprietà del Politeama Siracusa affinché voglia considerare eventuali nuovi scenari con la sensibilità dimostrata sinora, anche con l'avvenuta richiesta di vincolo della destinazione d'uso dello storico teatro.

Il 2 giugno Sacko Soumayla, ventinovenne del Mali, è stato assassinato a San Calogero all’interno dell’ex Fornace alla ricerca di lamiere per costruirsi un riparo di fortuna. Sacko, che viveva nella tendopoli di San Ferdinando, si trovava all’interno dell’edificio assieme ad altri suoi due compagni, fortunatamente salvi, ma anche loro mirati per essere “abbattuti”.

Forse sarà un caso, ma questa tragedia è avvenuta il giorno dopo l’insediamento di un Governo, alcuni componenti del quale hanno fatto credere che chiunque possa essere autorizzato ad usare armi e che le politiche di accoglienza siano ormai cosa del passato.

Le parole pronunciate dal neo Ministro dell’Interno verso il Sindaco di Riace Mimmo Lucano, che con le sue politiche di accoglienza ha fatto rinascere un paese abbandonato dai riacesi a causa della disoccupazione, sono armi di “distruzione di massa”. 

Le case vuote di Riace sono state assegnate agli immigrati provenienti da Africa e Asia. Queste persone hanno fatto rinascere un paese destinato all’abbandono più totale, hanno risollevato l’economia, ringiovanito una zona dove vivevano ormai solo pochi anziani. Riace, oggi, è un paese vivo, dove la comunità locale vive grazie agli immigrati, e gli immigrati contribuiscono alla crescita del paese. Un modello che ha avuto riconoscimenti in tutto il mondo e anche dall’ONU.

Il Ministro Matteo Salvini ricorda che sono stati gli italiani a volere questo governo e le sue politiche restrittive e anti-immigrazione, ma è bene ricordare al neo Ministro che anche Mimmo Lucano dal 2004 è sindaco di Riace e anche lui è stato votato dai propri cittadini per tre mandati consecutivi.

Il Circolo del Cinema “Cesare Zavattini” di Reggio Calabria, intende dare massima solidarietà a Mimmo Lucano, riconoscendogli di avere costruito, sia pur con fatica, questo “miracolo” anche e soprattutto attraverso politiche culturali lungimiranti che hanno fatto crescere il senso di appartenenza e di accoglienza nella comunità locale e in tutti noi. E per questo non smetteremo mai di ringraziarlo.

3 Giugno 2018

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