Nell’estate del 1992, anno ormai passato alla storia d’Italia per ragioni politico-giudiziarie, un gruppo di reggini resistenti, e resiienti, progettavamo un nuovo circolo del cinema, tra lo scetticismo dei più. Frasi come «A Reggio un circolo del cinema c’è già ed è abbastanza», «A Reggio non c’è il pubblico per queste iniziative», «Non ce la farete mai, anche se è una bella iniziativa», restano nella memoria e, allo scoccare del venticinquesimo anno di vita del circolo del cinema “Cesare Zavattini”, funzionano come un meritato massaggio dell’ego.

logo1In questi anni a Reggio il circolo “Zavattini” ha organizzato di tutto, incluso l’indimenticabile Festival Internazionale dei circoli del cinema, che ha portato a Reggio personalità che l’Italia, e in alcuni casi l’Europa, hanno scoperto qui.  È stato l’evento internazionale di cinema più importante che Reggio abbia mai avuto, sia in termini di numeri, che di qualità di presenze, per numero di paesi coinvolti, per articoli
della stampa internazionale che ne ha rilanciata l’eco.

Tra gli autori lanciati internazionalmente da questo Festival vanno segnalati Kamaran Shirdel, il grande documentarista iraniano presentato a reggio nella prima grande retrospettiva europea, successivamente replicata al  Festival di locarno, Ildiko Enyedi, a cui è stato dedicato il primo omaggio internazionale alle sue opere nell’edizione del 2000, arrivata alla ribalta internazionale quest’anno come vincitrice dell’orso d’oro al Festival di Berlino con il film "On body and soul" e come componente della Giuria Internazionale alla 74a Mostra del cinema di Venezia.

Questo Festival è stato lanciato dall’amministrazione comunale di centro sinistra guidata da Italo Falcomatà e poi cancellato da amministrazioni comunali e regionali altrettanto di centro sinistra, che hanno successivamente emanato bandi assurdi in cui il merito e gli obiettivi socioculturali non contavano nulla. Il  risultato è la mediocrità generale degli eventi culturali stabili in calabria, con le dovute eccezioni, che ovviamente ci sono e che però confermano la regola.

Il circolo “Zavattini”, d’altra parte, nel corso di questi anni ha sempre sostenuto che contano molto di più le strutture culturali che gli interventi finanziari più o meno assistenziali, in quanto questi, anche se assegnati con il metodo più trasparente ed equo possibile, restano sempre effimeri per loro intrinseca natura, mentre le strutture sono per loro stessa natura stabili e permanenti.

«Nella crisi qualcosa che dura», scriveva Sebastiano Di Marco in occasione dei 15 anni del circolo del cinema “Charlie Chaplin” nel  1983. credo che si possa altrettanto dire del circolo “Zavattini” nel 2017, dopo 25 anni, e questo è un grande onore. la durata di un’associazione culturale ha sempre a che vedere con il concetto di resistenza, anche se non solo con questo.  

Ma il concetto di resistenza è importante da svolgere come tema portante di una politica culturale, che sappia però essere anche proposta di conoscenza e di diffusione della conoscenza. la diffusione della conoscenza non può non essere inclusiva, quanto meno esclusione dal “giro delle opinioni del mondo” - per usare la celebre definizione proprio di cesare Zavattini - ci sarà, tanto meglio sarà stato svolto il lavoro culturale di un circolo del cinema e tanto più efficace ed utile per la società tutta esso sarà risultato.

In questi anni il circolo ha organizzato rassegne per giovani, rassegne tematiche con altre associazioni, seminari e omaggi a grandi autori internazionali, oltre alla costante rassegna di base che impegna circa 3- 4 mesi e che vede associarsi almeno 700 persone in media ogni anno sociale. attività di base caratteristiche delle attività di diffusione della conoscenza del cinema contemporaneo e classico, che devono contraddistinguere un circolo del cinema ovunque si trovi ad operare.

Il futuro, come dimostra il nostro passato, è nelle nostre mani, a Reggio come altrove - e per certi versi anche più che in alcuni “altrove” - potenzialmente si può fare tutto, basta volerlo e saperlo fare, ma a supporto serve che il governo della città e della regione siano politici e manageriali allo stesso tempo, espansivi e rigorosi, investitori e previdenti (la prudenza amministrativa e la pianificazione). Purtroppo da anni così non è.  Non bisogna però crearsi alibi, ma osare, come fece il comitato Fondatore del circolo del cinema “cesare Zavattini” 25 anni fa.

Paolo Minuto